Maschere e volto della Germania

I

Io pensavo che, spezzata la tracotanza non soltanto verbale del bolscevismo italiano, il Fascismo dovesse diventare la vigilante coscienza della nostra politica estera. Pensavo che il Fascismo dovesse preparare una generazione di uomini nuovi, sprovincializzata e scampanilizzata, che «sentisse» il problema italiano, come problema di conoscenza, di espansione, di prestigio italiano nell’Europa e nel Mondo: e a questo obiettivo adeguasse lo spirito ed i mezzi.

Italiani fuori d’Italia

Rinnovamento interno

C’era una volta… una Italia che nasceva. Essa creava faticosamente, nell’ambito delle città o su più vasta superficie, le forme dello Stato. Lottava per allontanare le influenze tedesche del Sacro Romano Impero germanico e, prima ancora, quelle greche dell’altro Impero d’oriente che si erano fatte sentire per secoli nel sud della penisola, nelle isole, a Roma, a Ravenna, a Venezia. Cominciava a mettere in iscritto le sue favelle volgari, fra le quali una, di magnifica purità ed armonia, destinata a diventar lingua letteraria italiana, segno e strumento di unità spirituale. Volgeva le sue riflessioni sopra gli alti problemi dello spirito ed iniziava una filosofia italiana o, meglio, concepiva con modi suoi, nutriva di sua sostanza, vivificava di sé i problemi universali della filosofia. Elaborava, trasformando elementi barbarici e romani e volgari, redigendo costituzioni regie e statuti comunali, raccogliendo consuetudini dalla viva realtà o glossando testi nelle scuole, un nuovo diritto che è o sarà il diritto italiano. Riprendeva a costruire grandi moli, prima sacre e poi profane, prima pubbliche e poi private; a scolpire il marmo e la pietra; a dipingere e decorare e ornare con passione e senso vivo del bello; a manifestare visibilmente e tangibilmente la sua vita interiore che si è fatta più alacre, più ricca ed espansiva, più affiatata col mondo esterno e la natura. Quella genìa, insomma, cessava di vivere spiritualmente su gli avanzi del ricco banchetto degli avi, non si contentava più di ruminare lentamente e silenziosamente quel che Romani e Germani o magari Arabi e Greci avevano lasciato e portato, ma si creava una propria vita ed una propria cultura. Tutti i segni, insomma, del nascere di un popolo o di una Nazione, che nell’indistinto mondo romano-germanico-cristiano si individuava e mostrava un proprio volto. Siamo fra l’XI e il XV secolo.

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